Restituite il Premio Gheddafi

L'Opinione di David Harris
02 Marzo 2011

LETTERA APERA AL PRESIDENTE CHAVEZ, MORALES E ORTEGA E AL PRIMO MINISTRO ERDOGAN

Ognuno di voi ha molte cose in comune con gli altri.

Per cominciare, siete i leader dei vostri rispettivi Paesi: Venezuela, Turchia, Bolivia e Nicaragua.

Inoltre, ciascuno di voi, in molti discorsi, ha parlato della centralità della giustizia.

Presidente Chavez, lei ha parlato della sua missione di "realizzare uno stato che sia sociale, democratico e giusto".

Primo ministro Erdogan, lei ha detto che "la pace, la giustizia, la fratellanza e la solidarietà sono nei migliori interessi di ogni Paese".
Presidente Morales, lei sostiene di cercare "l’uguaglianza e la giustizia".

E lei, Presidente Ortega, si è descritto come un combattente "per un mondo giusto e libero".

In terzo luogo, ognuno di voi è stato insignito del "Premio Internazionale per i Diritti Umani Muammar al-Gheddafi".

Secondo il suo sito web, il premio è stato istituito nel 1988 per onorare coloro che hanno "sostenuto grandi azioni in difesa dei diritti umani, per proteggere la causa della libertà e per sostenere la pace in tutto il mondo.

"Presidente Chavez, lei è stato a Tripoli nel 2004, per ricevere il premio. Successivamente, ha ospitato Gheddafi a Caracas, paragonandolo a Simon Bolivar e conferendogli la più alta decorazione civile del suo Paese. In quella circostanza, lei dichiarò: "Noi condividiamo lo stesso destino, la stessa battaglia nella stessa trincea contro un nemico comune, e noi vinceremo".

Primo ministro Erdogan, lei invece è andato a Tripoli lo scorso anno per la cerimonia di premiazione, nel corso della quale ha sostenuto: "Potete essere sicuri che questo premio incoraggerà la nostra lotta per i diritti umani in ambito regionale e globale".

Presidente Morales, lei invece si recò orgogliosamente a Tripoli nel 2000 per ritirare il premio.

E Presidente Ortega, quando è stato il suo turno nel 2009, lo ha accettato senza esitazioni.

Eppure, nonostante il vostro dichiarato impegno per la giustizia, i vostri atteggiamenti nei giorni scorsi non potevano essere più stridenti, davanti allo scatenarsi del mortale potere di Gheddafi verso coloro che protestavano contro il suo quarantennale regime autoritario.

Sicuramente, la cosa giusta da fare in questo momento, in primo luogo, era quella di rinunciare al "premio Gheddafi", per non menzionare la somma di denaro che l’accompagnava. Perché non donare i fondi, non indietro nelle casse di Gheddafi, ma a favore delle operazioni di soccorso a favore delle vittime della sua brutalità?

Chiunque pretenda di combattere per la giustizia, vorrebbe mai essere associato a un assassino di massa? Non è uno scherzo crudele un premio in cui si associa Gheddafi con i diritti umani, e riceverne uno che li colleghi entrambi?

Invece voi non solo non avete restituito il premio, ma avete fatto di peggio.

Presidente Chavez, mentre fiumi di sangue scorrevano per le strade delle città libiche, con centinaia di civili massacrati, se non di più, il 25 febbraio lei e il suo ministro degli Esteri avete proclamato: "Viva la Libia e viva Gheddafi".

Primo ministro Erdogan, dov’è la sua indignazione e la sua rabbia per quanto sta accadendo davanti agli occhi del mondo? È solo quando ritiene che sia coinvolto Israele che si mostra capace di una rabbia sfrenata?

Presidente Morales, il silenzio da La Paz è assordante.

Perché? Dov’è la sua voce a sostegno di quella "giustizia" che lei ha proclamato essere la sua luce guida?

E Presidente Ortega, senza dubbio Gheddafi ha molto apprezzato la sua telefonata della scorsa settimana in cui gli ha espresso la sua solidarietà, sottolineando, sono parole sue, che: "è nei momenti difficili che la lealtà e la risolutezza sono messe alla prova".

In realtà, è in questi momenti che i leader si rivelano per quello che sono davvero. E ognuno di voi ha rivelato se stesso agli occhi del mondo.

Avete accettato un premio ridicolo nel segno di un mascalzone omicida. In tal modo, avete conferito una legittimità immeritata al regime di Gheddafi.

Dopo tutto, non c’era bisogno di arrivare al 2011 per capire la natura spietata di Gheddafi e del suo regime.

Quando in questi giorni avete avuto l’occasione per mostrare al mondo di avere imparato la lezione, anche se in ritardo, restituendo quel premio, non lo avete fatto, nonostante i rapporti dalla Libia descrivessero un bagno di sangue di cui sono responsabili Gheddafi e i suoi scagnozzi.

Forse il premio, in realtà, significa molto per voi, come fonte di legittimazione, gratificazione e ispirazione?

E davanti alla possibilità di condannare clamorosamente l’assenza della giustizia, la repressione dei diritti umani e la negazione della fraternità nella Libia di Gheddafi, non siete stati capaci di farlo.

Sono questi, gli alti valori che predicate?

Che tragedia! E quanto rivelatrice!

*David Harris, direttore esecutivo dell’American Jewish Committee (AJC)
www.ajc.org
Traduzione di Carmine Monaco
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