Fine dei giochi con l'Iran

L'Opinione di David Harris
24 Novembre 2010

E’ atteso a breve un altro giro di consultazioni dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, più la Germania, sul nucleare iraniano. Siamo ad una svolta? Le dichiarazioni contraddittorie dell’Iran rendono difficili le previsioni. Un momento i leader iraniani indicano apertura verso nuovi negoziati, quello dopo, affermano che non c’è nulla di cui parlare.

Invece c’è molto di cui parlare. L’Iran è in aperta violazione di numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, per quanto riguarda il suo programma nucleare. La questione non ha nulla a che fare con il diritto dell’Iran ad un uso pacifico dell’energia nucleare.

Ha a che fare con l’obiettivo dell’Iran di acquisire armi nucleari, una violazione del Trattato di non proliferazione che ha firmato. Ci sono coloro che ritengono che un Iran dotato di nucleare sia gestibile. Essi affermano che il contenimento può funzionare. Ma si può? Durante la guerra fredda, Mosca e Washington avevano capito il concetto della mutua distruzione assicurata.

Anche se il mondo ci si avvicinò davvero durante la crisi dei missili cubani, le armi nucleari non sono mai state utilizzate. L’Iran potrebbe essere una storia diversa. L’Iran è guidato da una teologia che crede di dover affrettare l’avvento del cosiddetto “Imam Nascosto”.

Se scatenare una guerra può aiutare, questa non può essere esclusa. Anche se l’Iran avesse armi che non utilizza, il mondo sarebbe comunque un posto più pericoloso. In primo luogo, si scatenerebbe una corsa agli armamenti nucleari nella regione. La Turchia, l’Egitto e l’Arabia Saudita probabilmente cercherebbero di dotarsi delle stesse armi.

Se così fosse, i rischi di una guerra nucleare, di incidenti, di furto di materiale e di condivisione della tecnologia, crescerebbe esponenzialmente. In secondo luogo, se la Turchia seguisse l’esempio, ciò cosa significherebbe per la Grecia e per Cipro, due membri dell’Unione Europea a lungo coinvolti in rapporti tesi con Ankara?Un funzionario greco ci ha detto che la Grecia potrebbe sentirsi costretta a rispondere avviando un proprio programma.

In terzo luogo, che cosa sarebbe dei vicini dell’Iran che non avessero la capacità di tenere il passo? Rientrerebbero nella sfera d’influenza iraniana, le loro politiche estere “neutralizzate”, come avvenne alla Finlandia durante la Guerra Fredda? E quarto, Israele sarebbe costretto a vivere con la nuova terrificante realtà di un regime che non solo reclama la cancellazione di Israele dalle mappe, ma che avrebbe anche gli strumenti per poterlo fare.

La situazione sarebbe ancor più esasperata dal fatto che tre dei vicini di Israele – la Siria, la striscia di Gaza governata da Hamas e lo stato nello stato di Hezbollah, in Libano – sono già nell’orbita iraniana. In altre parole, una capacità nucleare iraniana diventerebbe un “cambia giochi” globale.

I negoziati saranno in grado di fermare la marcia iraniana sulla linea di porta? I fatti registrati fino ad oggi sono scoraggianti. L’Unione Europea ha iniziato i colloqui con l’Iran nel 2003 ed è stata superata in astuzia negli anni successivi, quando l’Iran ha guadagnato tempo allo scopo di installare più centrifughe e arricchire più uranio.

Alcuni credevano che l’assenza degli Stati Uniti da quei colloqui durante l’era Bush ne impedisse i progressi. Eppure, la mano tesa del presidente Obama è stata respinta più di una volta da parte dell’Iran. Non vi è nulla di intrinsecamente sbagliato in ulteriori colloqui, fintanto che non si limitano a consentire a Teheran di guadagnare altro tempo.

Per aumentare le probabilità di successo, l’Iran deve capire che quando l’Europa e gli Stati Uniti dicono che non gli sarà permesso di produrre e possedere armi nucleari, essi intendono proprio questo. Questo richiede di applicare le sanzioni esistenti, fare pressione su altri paesi affinché facciano lo stesso, e monitorare quelle nazioni che aiutano l’Iran a bypassare le misure.

Ciò significa anche che il commercio dell’Europa con l’Iran non può crescere, come è stato quest’anno per molti paesi, compresa la Germania. Infine, vi è la questione dell’opzione militare. Il modo migliore per evitarla è quello di rendere chiaro che questa è sul tavolo, in tutti i rapporti con l’Iran.

Solo se i leader iraniani comprendono che il mondo è davvero serio sull’impedire loro di dotarsi di armi nucleari, si può anche sperare in una soluzione diplomatica.

*David Harris, Direttore Esecutivo American Jewish Committee (www.ajc.org)

Traduzione Di Carmine Monaco
Copyright 2013/2014 AJC