Cosa significa per me essere ebreo

Giornata mondiale della cultura ebraica
3.9.2006

Roma, 3 settembre 2006

È per me un grande onore essere qui stasera. Desidero ringraziare gli organizzatori per questa giornata ricca di eventi dedicati interamente alla cultura ebraica.

Vi ringrazio in anticipo anche per la vostra pazienza per la qualità del mio italiano. Ogni volta che mi accingo a parlare la vostra lingua, corro il rischio di distruggere una delle lingue più belle del mondo. Quindi, per contenere i danni, cercherò di essere breve.

Questa giornata è dedicata alla presentazione e all’approfondi-mento di alcuni dei molti elementi presenti nel patrimonio culturale del popolo ebraico.

Desidero condividere con voi cosa significa per me essere ebreo. Ma prima devo fare una premessa: come sapete quando tre ebrei si incontrano esprimono almeno quattro diversi punti di vista. Ed è per questo che vi prego di tenere presente che queste sono le considerazioni di un ebreo soltanto.

Per me essere ebreo significa entrare in comunione con Dio per porre rimedio alla lacerazione del nostro mondo.

Per me, essere ebreo significa riconoscere che questo non è solo il compito di un’autorità suprema, o di altri diversi da me, ma che si tratta invece di una mia responsabilità che dura tutta la vita.

Per me, essere ebreo significa l’affermazione della vita – e della scelta morale affidata a ognuno di noi, che ha come scopo quello di condurci tutti più vicino alla visione profetica di un mondo in pace, un mondo in armonia.

Per me, essere ebreo significa abbracciare il concetto monoteistico ebraico secondo il quale siamo tutti parte di un’unica famiglia umana creata a immagine e somiglianza di Dio.

Per me, essere ebreo significa far propria l’interpretazione rabbinica del racconto biblico di Adamo ed Eva, secondo la quale se essi sono stati i primi due esseri umani ne consegue che tutti noi, di qualsiasi razza, colore, o religione abbiamo lo stesso albero genealogico. Nessuno può ritenersi superiore all’altro.

Per me, essere ebreo significa apprezzare il fatto che gli ebrei sono stati i primi rivoluzionari, i primi a mettere in discussione lo status quo e i primi a insistere sul diritto, che oggi chiamiamo pluralismo, di essere differenti nel modo di professare il proprio culto pur mantenendo pari dignità davanti alla legge.

Per me, essere ebreo significa apprezzare il fatto che gli ebrei sono stati i primi a voler stabilire un codice di condotta morale laddove prima non era mai esistito.

Per me, essere ebreo significa far sì che il mio comportamento sia fedele al quel codice di condotta che consiste nella ricerca della giustizia, nel trattare il mio prossimo come io vorrei essere trattato, nell’accogliere lo straniero tra di noi, nell’essere misericordioso verso i meno fortunati, nell’essere sensibile all’ambiente circostante e ricercare la pace.

Per me, essere ebreo significa riconoscere che sono erede e custode di una civiltà che ha più di tremila anni e che racchiude i tesori della teologia e della fede, della filosofia e dell’etica, della musica e dell’arte, dell’etnografia e della storia, della cucina e dell’umorismo, e molto altro … abbastanza per una vita di ricerca e molto ancora.
Per me, essere ebreo significa apprezzare la centralità del dibattito e delle discussioni sul fondamentale significato della vita, dell’istruzione e dell’apprendimento permanente, del delicato equilibrio tra la tradizione e la modernità e il categorico rifiuto dell’imposizione di determinate posizioni dottrinali.

Per me, essere ebreo significa provare la felicità di essere ebreo; quel senso di appartenenza e comunità, l’entusiasmo provato nel vedere i nostri tre figli celebrare il loro Bar Mitzvah ed entrare così nel mondo ebraico degli adulti; il significativo ciclo di festività così ricco di simbologia, lo straordinario contributo che il popolo ebraico ha dato al mondo, e l’ammirevole determinazione a perseverare sempre contro tutti e contro tutte le avversità.

Per me, essere ebreo significa vivere in uno stato di lutto perenne per tutto ciò che è stato annientato dalla Shoah, i pogrom, le Inquisizioni, le conversioni forzate, gli esilii e le altre nefaste manifestazioni di antisemitismo e , al contempo, significa anche vivere in uno stato di gratitudine perenne per il dono della vita, per la benedizione dell’opportunità e per il sacro compito che ci è stato donato di accendere la scintilla divina dentro ognuno di noi.

Per me, essere ebreo significa provare esultanza di fronte alla consapevolezza che nel corso della mia vita è stata data una risposta alle preghiere di milioni di ebrei che si sono susseguite nel corso dei secoli: il ritorno del popolo ebraico alla terra dei nostri progenitori, la Terra di Israele.

Per me, essere ebreo, significa affermare il legame inestricabile tra la Terra d’Israele e il Popolo ebraico. Questa terra rappresenta non solo il simbolo fisico – o sovrano – di noi ebrei in quanto popolo ma anche, che noi scegliamo o meno di vivere lì, la più alta espressione metafisica della nostra fede, della nostra preghiera e del nostro anèlito.

Per me, essere ebreo significa che nel combattere l’antisemi-tismo e per il sacrosanto diritto di Israele di vivere in pace e sicurezza, il mio obiettivo è quello di affermare i valori della tolleranza e della democrazia per tutti.

Per me, essere ebreo significa essere fiero dell’immenso contributo del mondo ebraico alla difesa della dignità umana e allo sviluppo umano, alla difesa dei diritti umani e dei diritti civili per tutti. Dopo tutto, come ho già detto, non siamo mai stati i fautori dello status quo. Tuttavia, sappiamo che Isaiah e gli altri profeti, se ritornassero ci ricorderebbero che c’è ancora molto lavoro da fare prima di poter gridare vittoria.

Infine, per me essere ebreo, come disse una volta il Premio Nobel Elie Wiesel, significa non cercare di rendere il mondo più ebraico ma più umano. Ed è quest’ultimo il fine che ha motivato il nostro popolo, nella buona e nella cattiva sorte, sin dall’inizio di questo straordinario viaggio.

Traduzione di Eva Ruth Palmieri
Copyright 2014/2015 AJC