Ipocrisia!

L'Opinione - di David Harris
30 Gennaio 2009

Gentile Signora Trine Lilleng,

Lei era una diplomatica norvegese sconosciuta fino a questo mese.

Ora non più.

Come primo segretario dell'Ambasciata norvegese in Arabia Saudita, Lei ha recentemente inviato un’e-mail dal Suo ufficio nella quale dichiara: "I nipoti dei superstiti dell’Olocausto della Seconda guerra mondiale stanno facendo precisamente ai palestinesi quello che fu fatto a loro dalla Germania nazista."

Ad accompagnare il Suo testo vi erano delle fotografie, in particolare di bambini, che tentavano di giustapporre l'Olocausto con la recente operazione militare israeliana in Gaza.

Chiaramente, Lei è fuori luogo nel Suo ruolo di diplomatica, per di più di una nazione che ha cercato di avere un ruolo di mediazione nel conflitto arabo-israeliano.

Infatti, Lei ha disperatamente bisogno di essere informata.

Cominciamo dalla Sua posizione corrente. Lei è in Riyadh dal 2007.

Se Lei è così angosciata dalle violazioni dei diritti umani, forse avrebbe potuto cominciare col dedicare qualcuna delle Sue attenzioni – ed e-mail di biasimo – a quello che La circonda.

O i Suoi occhi sono diplomaticamente chiusi?

Non è riuscita ad osservare le molte esecuzioni legali, incluse le decapitazioni, che vengono eseguite nel Suo paese di assegnazione?

Ha ignorato il trattamento spesso severissimo riservato ai lavoratori stranieri, molti provenienti dall’Asia, ai quali accade anche di essere contati sproporzionatamente fra le vittime della pena capitale Saudita?

Ha trascurato l’apartheid sessuale che La circonda? Ha mai guardato fuori della Sua macchina per notare che alle donne Saudite è proibito guidare, e che ciò non è poi il peggio che le capiti?

Ha controllato ultimamente il panorama di Riyadh o Jeddah per contare il numero di chiese o di altri luoghi di culto non mussulmani che vi sono sorti?
L’ha infastidita fare domande circa il destino degli omosessuali?

D’accordo, Lei è assente ingiustificata riguardo a questi problemi. Forse Lei non voleva offendere il paese che La ospita dicendo la verità, o forse Lei sta patendo quella malattia diplomatica nota come "localitis" o "clientitis."

Ma certamente una donna come Lei, con tali capacità di empatia per quelli che vivono in luoghi lontani, e specialmente per i bambini in pericolo, non poteva rimanere in silenzio davanti alle altre trasgressioni dei diritti umani, non è così?

Dopo tutto, poteva una persona così profondamente mossa dall'impegno verso i palestinesi di Gaza rimanere in silenzio circa quello che un articolista del New York Times ha recentemente descritto come "l’inferno sulla terra", ovvero lo Zimbabwe? Poteva una persona così angosciata dal destino dei bambini palestinesi, tacere su un paese dove l’aspettativa di vita di una ragazza è di 34 anni, molto meno della metà di quella norvegese, e dove il settore dell’assistenza sanitaria è vaporizzato, e tutto ciò grazie al dominio assoluto di Robert Mugabe?

Poteva una tale dedita umanista distogliere lo sguardo dal conflitto più sanguinoso dopo la Seconda guerra mondiale, che ha ucciso oltre cinque milioni di persone, molti di loro bambini, avvenuto in Congo pochi anni fa, e non menzionare il documentato ed esteso uso di tortura, stupro e detenzione arbitraria?

Un osservatore dalla sensibilità così acuta non potrebbe trattenere la sua lingua mentre le ragazze afgane che tentano di andare a scuola vengono sfregiate con l’acido da quelli che vogliono negare l’accesso all’istruzione alle giovani donne, come retaggio dei cinque anni di dominio talebano. Come potrebbe?

Nel vicino Pakistan, dove Lei servì presso l'ambasciata norvegese per tre anni, l’assediata comunità per i diritti umani è stata molto fortunata ad avere una tale voce appassionata che notava tutti gli errori commessi in questo stato. O quella voce era, forse, muta?

I bambini di Sderot, la città israeliana vicina ai confini di Gaza, avrebbero avuto un bisogno disperato di un portavoce come Lei negli otto anni passati.
Dopo tutto, la loro città è stata nel mirino di letteralmente migliaia di missili e colpi di mortaio sparati da Gaza. Quei bambini israeliani vivono tutti con i danni causati dal trauma di sapere che, entro soli 15 secondi dall’allarme, potevano essere colpiti in ogni momento nelle loro scuole, nei loro parchi o nei loro letti. Eppure, durante la mia visita a questa città la settimana scorsa, per qualche ragione quei bambini ed i loro genitori non L’avevano ancora sentita parlare di loro. Che peccato!

Anche i bambini iraniani potrebbero beneficiare del Suo aiuto. Secondo alcuni gruppi per i diritti umani, l’Iran non si dispiace di giustiziare bambini o quelli che erano ancora bambini quando i loro crimini furono presumibilmente commessi.

Oh, a proposito, il Suo compassionevole aiuto sarebbe indubbiamente benvenuto anche da altri che sono nel mirino in Iran, inclusi gli attivisti per i diritti della donna, gli organizzatori di riunioni, i contestatori studenteschi, i giornalisti indipendenti, i riformatori politici e le minoranze religiose. E non dimentichiamo, ancora una volta, i bambini di Israele che, secondo il presidente iraniano, non hanno diritto a vivere.

Ma aspetti! Una ricerca su Google che La riguardi non rivela niente, non una sola parola, riguardo alle Sue opinioni su Zimbabwe, Congo, Afghanistan, Pakistan, Sderot o Iran. O, comunque, Birmania, Darfur, Siria. Continuo?

Solamente Israele, di fronte a quelli che desiderano distruggerlo, riesce a suscitare la Sua corrispondenza appassionata e la giusta indignazione. Perché?

Non di meno, la Sua stupefacente mancanza di istruzione si estende oltre il mondo contemporaneo fino alla storia del Ventesimo secolo, specificamente l'Olocausto.

La Sua evocazione dell'Olocausto per descrivere quello che è successo in Gaza è, francamente, null’altro che oscena.

La Sua pretesa che i nipoti dei superstiti stanno facendo ai palestinesi precisamente quello che fu fatto ai loro nonni, va oltre ogni norma della decenza e dell’onestà.

Che approvi o disapprovi l'operazione militare israeliana, non c'è alcuna base per tale paragone.

Quando Israele entrò in Gaza in una guerra di autodifesa nel 1967, la popolazione era di 360.000 persone. Dopo che Israele si ritirò totalmente da Gaza nel 2005, era circa di 1,4 milioni di abitanti.

Magari la popolazione ebraica sotto il dominio nazista fosse quadruplicata!

Quando Israele entrò in Gaza nel 1967, l’aspettativa di vita delle donne era di 46 anni. Quando lasciò Gaza, era di 73.

Dobbiamo davvero discutere dell’aspettativa di vita degli ebrei sotto l'occupazione nazista?

La Seconda guerra mondiale in Europa durò dal 1 settembre 1939 all’8 maggio del 1945, in tutto 68 mesi. Questo intende una percentuale di sterminio mensile media di quasi 90.000 ebrei.

Compari questo al numero totale di vittime in Gaza nelle oltre tre settimane di combattimenti – grosso modo stimate a più o meno di 1.000 – e ricordi che la maggioranza è composta da combattenti armati votati alla distruzione di Israele, che ha usato i civili, incluso i bambini, come scudi umani, le moschee come depositi di armi e gli ospedali come rifugio.

Mi creda, Signora Lilleng, se i "nipoti dei superstiti" dell’Olocausto avessero voluto fare precisamente quello che i nazisti fecero ai loro nonni, avrebbero sguinzagliato il loro pieno potenziale aereo, terrestre e marittimo. Avrebbero gettato al vento gli orientamenti etici dell’esercito israeliano, cacciato fuori dal campo l'ONU e il personale della Croce Rossa, fermato i trasporti umanitari di cibo, combustibile e medicinali, impedito i reportage dei media senza lasciare niente – e nessuno – in piedi.

A meno che, chiaramente, avessero avuto bisogno di schiavi da lavoro, nel qual caso avrebbero trasportato su carri bestiame gli abili al lavoro in repliche di Auschwitz, fino a stremarli. O di materiale per macabre sperimentazioni mediche, nel qual caso, nello spirito di Mengele, avrebbero lasciato temporaneamente vivi dei gemelli palestinesi.

Ma Israele non ha fatto nulla di tutto ciò. È una democrazia che cerca la pace, sottoposta alle leggi, diversamente da tanti dei paesi i cui peccati orribili Lei sceglie allegramente di ignorare.

Cosa possiamo fare del Suo selettivo oltraggio morale e grande ipocrisia?

Lei dovrebbe guardarsi allo specchio e dovrebbe chiedersi perché Israele, e soltanto Israele, fa ribollire il Suo sangue e La spinge a parlare chiaro, anche a rischio di distorcere grettamente realtà e storia.

La risposta, Signora Lilleng, dovrebbe essere dolorosamente ovvia.

(Traduzione di Carmine Monaco)
Copyright 2014/2015 AJC