Israele, il miracolo economico

L'Opinione - di David Harris
31.8.2007

L'intervento: nonostante il terrorismo e la guerra latente, l'economia israeliana continua a crescere

Israele, il miracolo economico
Lo Stato ebraico può contare solo sulle sue risorse umane

di David Harris

Questi giorni, tutti sembrano così occupati a tentare di salvare Israele da se stesso, che un grande evento viene trascurato.

Mentre i consigli da tutto il mondo circa quello che Israele dovrebbe fare riguardo alle sue sfide geopolitiche minacciano di creare un ingorgo nel ciberspazio, il paese ancora una volta ha rivelato che è in realtà piuttosto capace di trovare da solo il modo di raddrizzare anche cose importanti. Non è stupendo? Se si trattasse di altri paesi non sarebbe una notizia degna di titoloni; trattandosi di Israele, comunque, data la taglia da "nocciolina” del paese, di sicuro lo è. Di certo, Israele è divenuto progressivamente una dinamica storia di successo economico. Il che non è un'impresa da niente. Solo alcuni anni fa, era conficcato nel fango e solo pochi outsider avrebbero scommesso sulle sue prospettive. Ma un passo alla volta Israele si sta facendo avanti, e le implicazioni sono considerevoli sia entro i confini della nazione sia fuori.

Non che fosse un grande segreto, ma Israele non poteva contare sulle proprie risorse naturali per farsi notare. Conoscete la vecchia battuta: “Perché gli ebrei vagarono nel deserto per 40 anni dopo l'esodo dall'Egitto? Perché fecero il giro lungo per trovare l'unico paese nella regione senza petrolio”. La sola risorsa naturale di Israele è stata il suo capitale umano, il talento e il genio creativo della sua gente. E nell’economia globalizzata, ad alta tecnologia e di servizi del mondo di oggi, le forze di Israele sono divenute beni immensi. Ecco degli esempi: Primo, le università di Israele, sono state citate nelle recenti classifiche globali, le uniche della regione fra le istituzioni dedicate all'istruzione superiore. L'Università ebraica è elencata da Newsweek al 60° posto fra le principali università del mondo. L’Università cinese di Shangai Jiaotong, ha fornito il suo elenco delle 500 principali università e, di nuovo, l'Università ebraica è tra le prime 100, e le sei altre principali università di Israele sono tutte presenti nel prestigioso raggruppamento.

Inoltre, fra gli otto vincitori di Premi Nobel di Israele, quattro vengono dall'ambiente accademico - due in chimica e due in economia. Secondo, Israele si classifica primo nel mondo per numero di ingegneri e scienziati pro capite, così come per numero di pubblicazioni scientifiche pro capite pubblicate dai suoi abitanti. Inoltre, quasi un quarto della forza di lavoro di Israele è in possesso di un titolo universitario, il che ci pone al terzo posto nel mondo, dopo gli Stati Uniti ed i Paesi Bassi, su una base proporzionale. Terzo, secondo lo US-Israel Business Exchange, Israele si classifica terzo, dopo gli Stati Uniti ed il Giappone, in brevetti pro capite. Quarto, per un paese di solamente sette milioni di persone, Israele ha un numero sbalorditivo di società di start-up, soprattutto nel campo ad alta tecnologia. Inoltre, Israele ha il terzo più grande numero di società elencato sul NASDAQ, dopo gli Stati Uniti ed il Canada.

Quinto, il PIL di Israele pro capite lo pone ben all'interno della media delle 27 nazioni dell’Unione europea. Incidentalmente, il PIL di Israele è più alto della somma di tutti i PIL dei paesi confinanti: Egitto, Giordania, Libano, Autorità palestinese e Siria. Sesto, nel 2006 gli investimenti stranieri in Israele hanno raggiunto un nuovo record. Quello era lo stesso anno in cui Warren Buffett, considerato tra i più saggi investitori del mondo, fece la sua prima maggiore acquisizione fuori degli Stati Uniti, quando pagò 4 miliardi di dollari per Iscar, un’industria leader in attrezzi metallo-penetranti. Allora Buffett disse: "io credo nel mercato israeliano e nell'economia israeliana, e penso che questo è un buon momento per investirvi."

Settimo, questo anno Israele è stato accettato per un anno di prova nell'Organizzazione per la Cooperazione Economica e Sviluppo (OECD), il prestigioso gruppo che comprende le prime trenta nazioni industrializzate del mondo. Ottavo, la disoccupazione in Israele sta scendendo decisamente. Mentre era al 10,7 percento nel 2003, secondo Il Rapporto di Gerusalemme, dovrebbe attestarsi al 7,5 percento alla fine di quest’anno. Nono, l’inflazione, un nemico frequente di Israele negli anni passati, è tranquillamente sotto controllo, librandosi circa al due percento. E decimo, le innovazioni e i prodotti israeliani stanno imponendo il loro marchio nel mondo, facendo avanzare le frontiere della conoscenza e sviluppo umano.

Esperti israeliani in biotecnologia stanno lavorando per sviluppare nuove medicine e procedure per estendere la vita umana. E Teva, una società farmaceutica israeliana è divenuto il più grande produttore al mondo di antibiotici. Mentre ad alcuni fondamentalisti religiosi piacerebbe riportare il mondo al settimo secolo, scienziati ed ingegneri israeliani stanno spingendoci direttamente al ventiduesimo secolo. Prova di ciò può essere trovata, per esempio, in quasi ogni computer, telefono cellulare e pannello solare. Mentre estremisti cercano di arrecare danni al nostro mondo, trasformando la speranza in disperazione, specialisti agricoli israeliani, attraverso processi innovativi come l’irrigazione goccia a goccia stanno trasformando il deserto in terreno coltivato in tutto il globo.

Di sicuro, il ritratto non è completamente roseo. C'è ancora molto da fare in Israele. Di particolare preoccupazione sono le recenti indicazioni che gli investimenti in istruzione sono diminuiti, che troppe persone rimangono sotto la linea di povertà, e che, a causa di fattori religioso-culturali, una percentuale notevolmente alta della popolazione adulta non partecipa alla forza lavoro. Fortunatamente, ognuno di questi tre problemi è oggi sullo schermo radar della nazione, sebbene solamente il tempo ci dirà se sono stati affrontati in un modo serio e sostenuto. Considerando come vanno tutte le altre cose in Israele e dintorni in questi giorni, direi che questa è una diamine di storia di successo. Niente male per un paese che, per i suoi critici, sembra incapace di fare qualcosa di giusto.

*Direttore esecutivo dell'American Jewish Committee, traduzione italiana a cura di Carmine Monaco

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