Jimmy Carter continua a non capire

David Harris
30 Gennaio 2012
Quando si tratta di Medio Oriente, l'ex Presidente non smette di stupire.

In un'intervista pubblicata sul Time gli è stato chiesto: "Cosa pensa che significhi il fatto che l'Iran sembri avere la sua prima barra di combustibile nucleare?"

La sua esauriente risposta è stata: "Bene, naturalmente, i leader religiosi dell'Iran hanno giurato sul loro onore che non hanno alcuna intenzione di fabbricare armi nucleari. E se stanno mentendo, non la vedo come una grande catastrofe perché al massimo potranno possedere due o tre armi militari. Israele probabilmente ne ha più o meno trecento".

Il gioco è fatto. In più o meno 50 parole, Carter dimostra in maniera convincente perché dovrebbe rimanere fuori dalle attività d'analisi dell'Iran.

Non che fosse molto meglio quando stava alla Casa Bianca.

Ricordate la sua famosa espressione di fiducia nel potere dello Scià, che definì "un'isola di stabilità", e soltanto un anno dopo il leader iraniano fu spodestato e dovette lasciare il paese?

E il catastrofico tentativo, sotto Carter, di liberare 52 ostaggi americani presi dai successori dello Scià, che fallì per mancanza di un elicottero di servizio?

Ed il fatto che questi ostaggi giacerono abbandonati nelle mani iraniane per 444 giorni, per poi essere rilasciati il primo giorno che il successore di Carter, Ronald Reagan, entrò in carica?

Carter non capì l'Iran all'epoca, e stando all'intervista del Time, continua a non capirlo.

Primo, come può un serio osservatore rispondere cominciando dal ricordare che "i leader religiosi hanno dato la loro parola d'onore che non hanno intenzione di fabbricare armi nucleari"?

Che rilevanza può avere un simile commento, oltre a suggerire che Carter possa realmente dargli credito?

L'ex presidente concede il beneficio del dubbio a un regime che si è ritrovato a mentire su tutto. I suoi leader affermarono infatti che non c'erano impianti di arricchimento nucleare, che non c'erano omosessuali nella nazione, che le sue donne erano le più libere del mondo, che l'Olocausto non ha mai avuto luogo e che le elezioni del 2009 furono trasparenti.

E poi comincia la frase successiva dicendo "se stanno mentendo".

Di nuovo, egli stesso non è sicuro.

Forse egli pensa, contrariamente all'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica, al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, all'amministrazione Obama, ai leader Europei e del Golfo e di Israele, che tutti i leader iraniani vogliano davvero una pacifica energia nucleare, e nulla di più.

E qui arriva l'argomento decisivo. Seppure gli Iraniani dovessero mentire per qualche ragione, Carter sostiene di non vederla "come una grande catastrofe, perché avranno solo una o due armi militari".

Come si fa a sapere quante bombe l'Iran potrebbe costruire, se viene lasciato senza controlli? Quest'anno potrebbero essere una o due, l'anno prossimo dieci o venti, e via discorrendo.

Secondo, in fin dei conti, il vero problema non è quante bombe ha l'Iran, bensì il fatto stesso che le possegga.

Questo cambierebbe ogni cosa nelle sue relazioni con i paesi vicini e oltre.

L'Iran ricaverebbe un incalcolabile potere e fiducia per il puro fatto di aver raggiunto il traguardo. In futuro, tutte le altre Nazioni dovrebbero tener conto dell'elemento nucleare nei loro rapporti con Teheran e, va aggiunto, anche dei suoi alleati come la Siria, e dei partner non-governativi come Hamas e Hezbollah.

Terzo, uno dei cambiamenti più inquietanti potrebbe essere una nuova corsa agli armamenti nella regione, che è già la più instabile del mondo.

Quali Paesi potrebbero, in risposta, muoversi dal canto loro verso programmi di armamenti nucleari, spinti dalla paura (si pensi all'Arabia Saudita) o dal "prestigio" (si pensi alla Turchia)?

Inoltre, il rischio di una catastrofe per un errore di progettazione, di calcolo o per un incidente, aumenta in modo esponenziale. E così, anche, la possibilità di un'ulteriore diffusione delle armi. Ricordate A.Q. Khan, lo scienziato Pakistano che dirigeva il Walmart della tecnologia delle armi nucleari?

È così impossibile da concepire che il Presidente venezuelano Hugo Chavez cerchi un aiuto nucleare dai suoi amici iraniani per raggiungere in America Latina la stessa posizione che l'Iran aspira a ottenere nel suo vicinato? Non credo affatto.

Quarto, Carter dovrebbe tornare indietro e leggere le parole di Hashemi Rafsanjani, l'ex presidente Iraniano, che disse: "L'uso anche di una sola bomba nucleare all'interno di Israele distruggerebbe ogni cosa".

Che Carter suggerisca che Israele è al riparo e al sicuro dai disegni nucleari iraniani grazie al fatto che possiede più bombe, è perlomeno ingenuo, tanto più se aggiungiamo al quadro la significativa escatologia dell'Iran. Se a Teheran il fervore religioso dovesse superare il comportamento razionale, tutte le scommesse saranno perdute.

E infine Carter, ancora una volta, mostra la sua incapacità di leggere Israele, cosa che purtroppo gli capita d'abitudine negli ultimi anni e che, incidentalmente, appare in tutta la sua evidenza anche nella stessa intervista al Time.

Israele vive ancora all'ombra della Shoah. Come non potrebbe?

Un leader avviò un piano per stabilire mille anni di Reich e distruggere il popolo ebraico. Pochi lo presero sul serio. Infatti, all'epoca ci furono coloro (tutti titolati, sicuri di sè e qualificati) che esprimevano valutazioni molto simili a quelle di Carter sull'attuale Iran.

Essi commisero un errore fatale, e il mondo pagò un prezzo terribile per non esser riuscito a captare in tempo le intenzioni di Hitler.

Di una cosa possiamo essere certi: Israele non riporrà la sua fiducia nella lettura di Carter riguardo l'Iran. Né dovrebbe farlo chiunque altro.

* Direttore Esecutivo American Jewish Committee (AJC – www.ajc.org)

Traduzione di Carmine Monaco
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