Hineni! Eccomi!

Shalom di David Harris
10 Ottobre 2011

Ogni giorno porta nuove sfide strategiche per Israele.

Quelli di noi che vivono fuori di Israele hanno una scelta. Possiamo aiutare o restare in disparte.

La battaglia non è cominciata ieri. E purtroppo, è poco probabile che finisca domani.

Ci sono stati successi inimmaginabili lungo la strada, ma per ogni problema risolto, un altro sembra presentarsi.

Sorprendentemente, ci sono molti disimpegnati rispetto alla battaglia, almeno per ora. Li vedo tutti i giorni.

Sono quelli che cerco di raggiungere.

Non sto parlando della folla di ebrei “TMGE”, “tutti meno gli ebrei", inclini ad aiutare quasi tutti nel mondo, tranne i correligionari ebrei.

E non sto parlando della folla di “SSI” - quelli convinti che “se solo Israele” avesse fatto questo o quello, tutto sarebbe risolto, come se i problemi e le soluzioni fossero solo nelle mani di Gerusalemme.

No, sto parlando di coloro che comprendono che Israele non ha risposte facili nell’avere a che fare con le sue sfide regionali, che riconoscono l'immenso fardello che grava sulle spalle degli israeliani nel costruire e garantire il loro stato democratico ed ebraico, che sono convinti che Israele cerca ardentemente la pace, ma che ha bisogno di partner affidabili, e che sanno che Israele non viene trattato in modo equo nella comunità internazionale.

Fino ad ora, per varie ragioni, questi non si sono mossi.

Ma, come recita il famoso detto del rabbino Hillel: "Se non ora, quando?"

Guardate quello che Israele deve affrontare oggi.

L'Iran è deciso a dotarsi di armi nucleari.

Questa è la convinzione delle principali potenze mondiali. Unite ciò agli investimenti iraniani per sviluppare missili a lungo raggio. E aggiungetevi i suoi appelli per un mondo senza Israele.

La Turchia ha subito un terremoto politico.

Una volta stretto amico e alleato di Israele, negli ultimi nove anni ha invertito la rotta. Ora sta cercando, per raggiungere una maggiore influenza regionale, di isolare Israele. Quale miglior piattaforma per tale leadership di mettere alla gogna Israele?

Hezbollah è diventato una roccaforte del potere in Libano.

Il gruppo terroristico ha accumulato più di 40.000 missili e razzi, per gentile concessione di Iran e Siria. Esso proclama che il suo arsenale può raggiungere qualunque obiettivo in Israele.

Poi c'è la Siria.

Dovrebbe essere abbastanza chiaro oramai che, qualunque sia l'esito finale delle attuali turbolenze, i responsabili non ammiccheranno certo verso Israele.

Al contrario, in quelle società che sono state nutrite con una costante dieta anti-israeliana, antisionista e antisemita, il modo migliore per stimolare un supporto politico è quello di soffiare sul fuoco di questi odi.

Che dire di Gaza?

Per favore, leggete la Carta costitutiva di Hamas. È tutto scritto, a portata di clic su Internet. La determinazione di cancellare Israele. La visione della Shari'a a base dello Stato. Agghiacciante, classico antisemitismo.

Poi c'è l'Autorità palestinese.

Per essere un attore che esprime la migliore opportunità per Israele di giungere ad un accordo di pace, l'AP ha uno strano modo di comportarsi.

Dagli accordi di Oslo del 1993, ha respinto ogni offerta - di governi israeliani di centrosinistra, di centrodestra e di centro - per un accordo a due stati, che poi è l'unica logica conseguenza politica di questo conflitto. E ora si è allontanato dal tavolo dei negoziati preferendo un accordo di riconciliazione con Hamas e una richiesta di riconoscimento alle Nazioni Unite.

Poi ci sono gli sviluppi in Egitto.

Ancora una volta, i fatti dimostrano che, essendo stato Israele demonizzato per decenni nelle scuole, dai media e nelle moschee, le strade, alla prima occasione, hanno lasciato esplodere il risentimento accumulato, mettendo gravemente a rischio il vitale trattato di pace israelo-egiziano.

In questo particolare momento critico nella vita di Israele, è il momento di alzarsi e di contarsi.

Gli israeliani, indipendentemente dalla loro appartenenza politica, stanno sopportando più di quanto qualsiasi osservatore esterno possa immaginare.

Lo fanno giorno dopo giorno, senza fanfare o autocompiacimenti. Hanno sfidato tutti i traguardi raggiunti e hanno compiuto dei miracoli.

Non dovrebbero mai sentirsi soli. Non è la loro battaglia esclusiva. È anche la nostra.

La nostra fede parla di Sion e Gerusalemme. Questo è il poste dove essi vivono.

La nostra tradizione ci insegna la responsabilità collettiva. Quasi la metà degli ebrei del mondo vive in Israele.

Il nostro sistema di valori è radicato nella difesa della democrazia. Israele è una democrazia.

E, a livello pratico, la battaglia contro Israele sta avvenendo in varie università del mondo, a vari livelli politici e persino nei nostri supermercati. Se questa non è una guerra in prima linea, che cos’è?

Ci sono quelli che dicono che si sarebbero impegnati, se solo ci fosse un governo diverso a Gerusalemme. Dimenticano un dato di fatto fondamentale: la battaglia è più grande del governo in carica, riguarda davvero Israele, non importa chi è al potere.

Nel 2000, è scoppiata un'ondata senza precedenti di terrorismo contro Israele, guidato da una coalizione di centrosinistra e con una importante proposta a due stati sul tavolo.

Nel 1996, quando la colomba Shimon Peres è stato primo ministro, egli fu sconfitto alle elezioni a causa di una serie di attacchi terroristici palestinesi.

Allora, cosa fare?

Guardatevi allo specchio e chiedetevi se questa battaglia è davvero di qualcun altro, o se si tratta anche di voi.

Ora è proprio il tempo giusto per visitare Israele, di comprare i prodotti israeliani, di esprimere sostegno alla vitale relazione USA-Israele, di passare una vacanza in paesi amici ed evitare quelli nemici, di essere coinvolti con organizzazioni pro Israele, di aiutare coloro che vi circondano a capire cosa sta succedendo e perché è così importante per gli amici di Israele e, più in generale, per le nazioni democratiche.

La battaglia è qui. La necessità è urgente. Il tempo è ora.

In questo momento di riflessione e di rinnovamento del calendario ebraico, dite anche voi: "Hineni! Eccomi!"

*direttore esecutivo American Jewish Committee
www.ajc.org
(traduzione di Carmine Monaco)
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