Alcune idee per il suo "popolo"

L'Opinione di David Harris
16 Luglio 2011


Il popolo della Flottiglia continua a far discutere per le posizioni prese, ma resta sempre e comunque aperto il dibattito su come potrebbe agire, così come fa David Harris in questo lungo articolo, facendo tutta una serie di proposte. Ora che il mondo ha potuto godere ancora una volta della vista di tali altruistici, umanisti e coraggiosi Martin Luther King e Rosa Parks dei nostri giorni, il cui unico obiettivo è quello di nutrire gli affamati, abbattere la schiavitù e sollevare gli oppressi, permettetemi alcune proposte aggiuntive, non meno affascinanti di Gaza.

Cominciamo con la Siria. Il popolo della Flottiglia potrebbe occuparsene per settimane. Perché, con i manifestanti contro il regime di Assad che vengono arrestati, imprigionati, torturati e uccisi a destra e a sinistra, da dove e come cominciare? Marciando per le strade a fianco dei manifestanti?
Perché, con i manifestanti contro il regime di Assad che vengono arrestati, imprigionati, torturati e uccisi a destra e a sinistra, da dove e come cominciare? Marciando per le strade a fianco dei manifestanti? Partecipando ai cortei funebri? Bussando alle porte delle prigioni e delle camere di tortura? Esigendo l’accesso dei giornalisti stranieri affinché raccontino le proteste di piazza in Siria? Correndo al confine turco per dare una mano ai rifugiati in fuga dalla Siria? Oppure puntando direttamente all’ufficio di Assad, con una sosta all’ufficio delle operazioni di polizia segreta di suo fratello, per affrontarne gli scagnozzi?

Milioni di siriani che vogliono porre fine alla morsa della minoranza alawita sul paese, li accoglierebbero con i fiori.

E poi, in linea con il comune sentire del momento, il popolo della Flottiglia potrebbe puntare verso il principale alleato della Siria, l’Iran. E una volta in Iran, da dove cominciare? Il popolo della Flottiglia potrebbe lanciare un appello per i Baha’i, vittime dell’implacabile persecuzione da parte del regime per la pratica del loro pacifico stile di vita.
Oppure potrebbero protestare per i molti condannati a morte. E che ne direbbero di sfidare il regime per come tratta coloro che osano protestare contro gli abusi di potere in Iran? Le prigioni, e soprattutto i cimiteri, sono pieni di dissidenti. E, giacché ci siamo, perché non spiegare un paio di bandiere arcobaleno per schierarsi affianco della popolazione gay iraniana? Questo presuppone, naturalmente, che essi non abbiano sposato la linea del presidente Ahmadinejad, espressa alla Columbia University, che diceva semplicemente che non ci sono gay nel paese.

E a proposito di donne, il popolo della Flottiglia avrebbe un po’ di tempo da dedicare alla metà della popolazione della regione? Mentre si spostano di paese in paese – che sia in barca, in autobus o in aereo – che ne pensano di fare un salto in Arabia Saudita? E si assicurino di avere degli istruttori di scuola guida nel gruppo.

Dopo tutto, il fatto che le donne saudite non possano guidare è già abbastanza grave, ma, ripeto, questa è solo la punta dell’iceberg, dato il destino che viene loro imposto. Il popolo della Flottiglia potrebbe concedersi un momento per studiare il concetto di “delitto d’onore” e quindi aggiungere un paio di avvocati ai loro ranghi.

Dopo tutto, se Gaza è l’inferno sulla terra, come spiegare che l’aspettativa di vita media nel paese più popoloso del mondo arabo è di 1,3 anni in meno rispetto a Gaza? L’Egitto, prendendo in prestito da Dante Alighieri, deve essere un gradino ancora più basso del Purgatorio.

E mentre siete in Egitto, che ne dite di evidenziare la difficile situazione della minoranza cristiana copta, i cui membri soffrono discriminazioni e omicidi, e le cui chiese vengono bruciate? Sicuramente, una tale violenta persecuzione è da collocarsi in cima alla lista delle priorità.

Ora non scommettetevi la fattoria di famiglia sul fatto che il popolo della Flottiglia apparirà presto in Egitto, Siria, Iran, Arabia Saudita, o in qualsiasi altro posto al di fuori di Gaza. Il motivo? Semplice e ovvio. Se non c’è una connessione con Israele, non sono interessati.

Perché? È una buona domanda. La loro ossessione tutta per Israele e per i suoi presunti peccati è degna di studi psicologici approfonditi. La prevedibile reazione del popolo della Flottiglia e dei suoi ardenti difensori sarà che “due torti non fanno una ragione”, o che tutto questo è una distrazione da ciò che sta succedendo a Gaza.

Va bene, due torti non fanno una ragione, ma come spiegare il silenzio assordante del popolo della Flottiglia – autodefinitosi moderni tedofori dei diritti civili – quando le libertà fondamentali vengono calpestate sotto i loro occhi in un paese dopo l’altro, lasciandoli in un’indifferenza che dice tutto? Provate a immaginare come sarebbe importante per i soggetti esposti a grave rischio per se stessi, da Tripoli a Teheran, sapere di avere un cordone di sicurezza di persone solidali, pronte a rischiare la propria vita per solidarietà fraterna! Ma allora la vita e l’incolumità fisica sarebbe letteralmente sulla linea del fronte.
Il popolo della Flottiglia, anche se non gli importa un fico secco di quello che sta succedendo in Siria o in Iran, sa benissimo che non avrebbe alcuna possibilità contro quei regimi che non mostrano alcun rispetto per la sacralità della vita umana. Nonostante tutta la demonizzazione di Israele, essi sanno di poter contare sulla coscienza di una società democratica, che usa la forza – sì, secondo un rigido codice di condotta – solo come ultima risorsa.

Se c’è, però, qualcuno del popolo della Flottiglia davvero in cerca del martirio, le sue possibilità (dovrebbe prenderne atto), aumenterebbero drammaticamente con un tentativo di protesta presso la sede di Assad o le prigioni in Iran. E poi c’è l’accusa di deviazione – tutto questo è solo una cortina fumogena per distrarre da ciò che sta succedendo a Gaza.
E che cosa sta succedendo esattamente a Gaza? Ultimamente, osservavo, Hamas è stato in carica. E Hamas è un gruppo genocida, con l’obiettivo dichiarato di uccidere ebrei e distruggere Israele (un avvertimento amichevole per il popolo della Flottiglia: semmai vi capitasse di cadere sotto il dominio di Hamas, come minimo, affrettatavi a dire addio alle libertà che pretendete di custodire).

Hamas è definita un’organizzazione terroristica dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. Ciò nonostante, gli pervengono aiuti attraverso due frontiere terrestri – Israele ed Egitto – e le Nazioni Unite sono presenti in forze. Gli Stati Uniti, l’Unione Europea e il Segretario generale dell’ONU si sono tutti pubblicamente opposti al tentativo in corso della Flottiglia ritenendolo totalmente inutile e, al tempo stesso, volutamente provocatorio.

Israele è fuori di Gaza per sua spontanea volontà, e interviene solo quando è necessario rispondere, come farebbe ogni nazione, ad attacchi violenti e non provocati portati ai suoi cittadini dai confini di Gaza. E, soprattutto, il destino di Gaza è, in definitiva nelle mani dei suoi residenti.

Fingere il contrario, come fa il popolo della Flottiglia, è l’ultima forma di infantilismo di coloro che ci vivono. E sì, ci si può curare di Israele e anche avere a cuore la situazione dei diritti umani nei paesi vicini. Dopo tutto, se la Siria o l’Iran offrissero anche un pizzico delle garanzie democratiche che offre Israele, non verserebbero nelle condizioni in cui sono oggi e la regione e il mondo sarebbero un posto migliore.

Il popolo della Flottiglia potrebbe aiutare, ma non lo farà. Senza Israele di mezzo, non c’è gusto. Martin Luther King, e Rosa Parks capirono la tesi di fondo che i diritti umani sono indivisibili. Se il loro retaggio è vivo oggi, come deve essere, certamente non è nelle mani del popolo della Flottiglia.

David Harris, direttore esecutivo dell’American Jewish Committee (AJC)
www.ajc.org
Traduzione di Carmine Monaco
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